Wednesday, January 26th, 2022

I’m Not A Blonde: Welcome Shadows è il nuovo EP

Published on Dicembre 10, 2021 by   ·   No Comments

Un viaggio sonoro dall’anima electro che esplora l’oscurità e le ombre, i sentimenti più difficili e cupi, e ha il coraggio di guardarli negli occhi e accoglierli come elementi indispensabili alla vita.

Esce oggi 10 dicembre negli store digitali e in radio per INRI/Metatron Welcome Shadows, il nuovo EP di I’m Not a Blonde, il duo femminile più “cool” della scena musicale italiana ed europea formato da Chiara Castello e Camilla Matley (qui nelle foto tutte opera di Alessia Cuoghi).

Il lavoro, realizzato con il sostegno di Italia Music Lab, fa parte di un progetto più ampio che prevede la pubblicazione di un secondo EP nella primavera 2022, dal titolo This is Light.

Annunciate anche le prime date del tour di Welcome Shadows: si comincia il 14 gennaio a Germi a Milano  (riprogrammazione per ragioni di salute della data prevista oggi 10 dicembre), per proseguire il 22 al Polaresco a Bergamo, il 28 all’Off Topic a Torino, il 18 febbraio ai Giardini Luzzati a Genova e il 26 al Circolo Dev a Bologna.

L’EP sviluppa tematiche tanto personali quanto collettive e universali (l’amore, le relazioni, la morte, la natura e l’ambiente) guardandole nel loro lato più scuro, più di “sfogo” e ribellione, quando nel pieno delle emozioni si è avvolti dai dubbi e dalle incertezze.

Welcome Shadows esplora le ombre, il tramonto, le riflessioni e i sogni cupi, la rabbia e la tristezza, mantenendo però sempre un senso di accettazione (di benvenuto, come appunto recita il titolo) di queste sensazioni come parte necessaria della vita. È un invito dunque ad accogliere questi momenti come passaggi fondamentali per comprendere, conoscersi, crescere e cambiare.

Welcome Shadows è la faccia di una medaglia che troverà il suo elemento complementare in This is Light. Due lati, due personaggi, “Shadows” e “ Light”, che raffigurano, con tutte le loro sfumature, Chiara e Camilla, la loro dualità e diverso approccio alla vita e alla musica: Chiara con un carattere più positivo, Camilla un pò più scuro. Due anime diverse e spesso in contrasto, il cui rapporto è un po’ come quello che c’è tra ombre e luci: c’è bisogno del buio per vedere la luce, e serve la luce per scoprire le sfumature. Uno è quindi funzionale e indispensabile all’altro nella crescita.

Il viaggio dei due Ep attraverso le ombre fino al ritorno alla luce rappresenta poi bene come I’m Not a Blonde ha vissuto la pandemia di Covid 19, durante la quale si è sviluppato tutto il processo creativo. Welcome Shadows, scritto e registrato in casa durante le varie fasi di lockdown nazionale (ad esclusione di Circles, prodotta con Leziero Rescigno), rispecchia infatti la paura e l’incredulità vissute nel primo periodo di chiusura, quando il futuro aveva sopra di sé una lunga ombra scura.

La dualità del progetto è espressa anche attraverso l’uso sia della lingua inglese che – per la prima volta – di quella italiana, anche all’interno dello stesso pezzo. Chiara è infatti italo-americana, e il mix delle due lingue rappresenta bene la sua modalità comunicativa.

Dal punto di vista sonoro, in Welcome Shadows domina una potente matrice elettronica: synth forti e decisi, frequente uso degli arpeggiatori, chitarre utilizzate in funzione più “percussiva” e di controcanto. Altro tratto caratteristico, l’uso di “pitch shifting” sulla voce di Chiara abbassando l’ottava, a voler raccontare ancora la dualità (anche tra organico e sintetico) e la voglia di giocare liberamente con i ruoli di genere e identità.

Welcome Shadows si apre con “1984”, un pezzo che dichiara immediatamente le intenzioni dell’Ep stesso, cupo e malinconico. Liberamente ispirato al capolavoro di George Orwell, è un inno synth-pop alla libertà di esprimersi e amare e al diritto di essere ciò che si è. Cassa dritta e synth arpeggiatore a scandire un ritmo in crescendo che approda a un refrain liberatorio. Un vortice onirico che abbraccia un testo essenziale che evoca ricordi ed emozioni, oppressione e liberazione, paura e orgoglio, resistenza e abbandono, solitudine e amore per raccontare la storia della scoperta della propria omosessualità durante l’adolescenza.

Si prosegue con “White Roses”, brano intenso che tocca il tema della morte visto da chi ne è sempre a contatto, cioè il necroforo (becchino). Parla di rimpianti, che arrivano sempre troppo tardi, e del tempo perduto che non può ritornare. La voce è potente e decisa, quasi aliena, ed è sorretta da una musica incalzante, dove beat e synth arpeggiatore sono protagonisti e le chitarre ritmiche verso la fine diventano melodiche, quasi a fare da controcanto alla voce.

“Circles” allenta un po’ il mood scuro, nonostante parli della sensazione di “correre in tondo” e della fatica di dover ricominciare da capo quando una relazione importante finisce, ponendo fine a una dipendenza d’amore. Malinconico e al tempo stesso upbeat, minimale e stratificato, è un brano electro dal beat asciutto e deciso che unisce in geometrica armonia il sound groovy dei synth alle chitarre percussive.

Segue “Winter is not coming”, che giocando nel titolo con la celebre frase della serie Game of Thrones tocca l’attualissimo tema dell’ambientalismo e del movimento Fridays for Future: una manifestazione incazzata di chi, come I’m Not a Blonde, vorrebbe che gli esseri umani rispettassero di più il mondo in cui viviamo. Il brano è scarno e ruvido, minimal e lo-fi, dall’attitudine punk: la voce a metà tra umano e robotico delle strofe esplode in un ritornello “riot” e culmina in una coda di matrice elettronica più spinta, dove la voce aliena si incanta a loop e si deforma per sfociare in un canto “lirico” distorto, in una visione distopica del futuro in cui il nostro pianeta si ribella e la catastrofe è inevitabile.

L’Ep si chiude dilatando il ritmo con una ballata, “Ghost”, che parla del sentirsi un fantasma quando ci si accorge di non essere più visti dalla persona amata. È il racconto di una relazione amorosa che è finita, un ultimo saluto di addio dove la voce si fa più adulta, calda e sensuale, cullandosi su un riff ipnotico colorato da un malinconico pianoforte.

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