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Gli anni ’80 in musica; personaggi e dischi

Published on febbraio 11, 2004 by   ·   No Comments

Possiamo senz’altro affermare che gli anni ’80 sono stati gli anni del pop. La musica pop, più facile da consumare, più orecchiabile e anche più ballabile, è stata protagonista di una vera esplosione grazie anche allo sviluppo e al diffondersi dell’elettronica nella composizione di un brano musicale

Gli anni ’80 in musica; personaggi e dischi.
di Salvatore Primiceri

Già negli anni ’70 grazie all’evoluzione della prima, ma senz’altro di qualità, musica dance vi era stato il sentore che il pop avrebbe dominato gli anni a seguire. Basti ricordare gruppi come “Abba” e “Buggles” per esempio; oppure “Donna Summer”, “Gloria Gaynor”, “Barry White” e “Bee Gees”. Tutti questi artisti hanno proposto brani pop di indiscusso valore e successo. Il brano “Video Killed The Radio Star” dei “Buggles” chiudeva il decennio 1970/80 ed apriva le porte all’elettropop degli anni ’80. Infatti, il decennio si apre con un brano da guinness dei primati in fatto di vendite: “Enola Gay” degli inglesi “Orchestral Manouvres In The Dark”, più facilmente ricordati come “OMD”. Andy McKluskey, leader del gruppo, ha espresso con “Enola Gay” un ritmo veloce con una melodia orecchiabile ma misteriosa che ben rendeva il testo del brano: l’esplosione della bomba atomica di Hiroshima. Gli Omd hanno rappresentato molto nel panorama della musica inglese e, successivamente hanno continuato a produrre brani di grande successo: “If You Leave”, “So In Love”, “Dreaming” e, negli anni ’90, “Pandora’s Box”, “Walking On A Milky Way. Alcuni brani degli OMD sono stati prodotti da Stephen Hague, uno dei più importanti produttori discografici del pop internazionale negli anni ’80. Grazie a lui sono stati scoperti gruppi come “Pet Shop Boys” e “Bronski Beat”, sue sono molte collaborazioni e produzioni con “Jimmi Sommerville”, “New Order” ed “Erasure”. Nei primi anni ’90 lanciò il duo rivelazione tutto al femminile delle “Banderas”. Caratteristica comune a tutti questi artisti è quella di aver proposto e proporre ancora musica pop elettronica di sicura originalità e di intense melodie. Rimanendo in Inghilterra, sempre nei primi anni ’80‘ non possiamo non ricordare il duo degli “ABC” formato da Martin Fry e Mark White. Brani come “The Look Of Love”, “SOS”, “Poison Arrow” portano la loro firma. Citare qui tutti gli artisti che hanno fatto storia negli anni ’80 è impossibile. Siamo partiti dagli esponenti migliori dell’elettropop britannico ed è quindi doveroso spendere qualche parola sui Depeche Mode e sugli Erasure. Affianchiamo questi due gruppi per il semplice motivo che la mente degli Erasure, Vince Clarke, è stato, nei primi anni ’80, un componente dei Depeche Mode. I primi successi dei DM sono “Everything Counts” e “Just Can’t Get Enough”. Vince Clarke formerà nel 1983 gli “Yazoo” facendo coppia con “Alison Moyet”. Suoi sono i brani “Don’t Go” e “Situation”. Dal 1986, in coppia col cantante Andy Bell, propone un successo dietro l’altro sotto il nome di “Erasure”. Gli Erasure tra il 1988 e il 1991 sono stati un fenomeno di dimensioni eccezionali in Inghilterra. Hanno portato in giro per l’Europa un tour spettacolare ricco di effetti speciali e scenografie avvincenti. E’ l’apoteosi della tecno-pop inglese. I Depeche Mode, invece, sono sempre stati più costanti nella loro strada musicale. Il loro successo è aumentato di disco in disco tanto che oggi sono ancora in vetta alle classifiche d’Europa grazie alla stima dei loro fans ma soprattutto grazie al loro sound sempre innovativo e d’effetto. Ricordiamo, per citarne qualcuno, i brani “Strangelove” (1987), “Enjoy The Silence” (1989), “Walking In My Shoes” (1994) e “Home” (1998). Il tocco di genialità negli anni ’80 arriva però dal duo dei “Pet Shop Boys”. Neil Tennant e Chris Lowe oltre ad aver composto brani eccezionali come “Suburbia”, “It’s A Sin”, “Rent”, “Domino Dancing” e i più recenti “Can You Forgive Her?”, “So Hard”, “Being Boring”, “Se A Vida E”, sono stati autori di grandi progetti discografici come i ritorni musicali di Dusty Springfiled, regina del soul negli anni ’60 e deceduta nel 1999 a causa di un tumore e Liza Minnelli. Per queste due brave cantanti i Pet Shop Boys hanno scritto brani di grande qualità come la colonna sonora del film “Scandal” per la prima e l’album “Results” contenente il celebre brano “Losing My Mind” per la seconda. Ma i Pet Shop Boys hanno anche prodotto un album degli “Eight Wonder” la cui leader era la bellissima “Patsy Kensit”. Indimenticabile il brano “I’m Not Scared”. Inoltre, fra le varie cose scritte e prodotte, ricordiamo le collaborazioni con Boy George (la colonna sonora del film “The Crying Game”) e con David Bowie (“Spaceboy” negli anni ’90). A proposito di Boy George; oltre ai suoi brani da solista negli ultimi anni ’80 (“Everything I Own”, “Sold” e “No Clause 28”) bisogna ricordare la bella avventura nei “Culture Club”, gruppo che negli anni ’80 ha riscosso un enorme successo. Trai brani ricordiamo “Do You Really Want To Hurts Me?”. David Bowie, invece, senza dimenticare i suoi bellissimi lavori discografici, lo vogliamo ricordare in quello che fu un duetto d’eccezione nel 1984: cantò accompagnato da Pat Metheny il magico brano “This Is Not America”. Ma gli anni ’80 sono stati pieni di brani eccellenti. Una corrente particolare di musicisti pop è quella che nasce negli anni ’70 grazie al francese Jean Michel Jarre e al britannico Mike Oldfield. Questi artisti hanno fatto parlare la musica. Nessun testo nei loro brani ma solo piacevoli armonie e ritornelli facilmente assimilabili. L’opera di Mike Oldfield è però più complessa: il suo capolavoro strumentale “Tubular Bells” del 1973 rimane un pezzo unico nella storia della musica internazionale. Di Jarre ricordiamo “Oxygene”, “Equinoxe” e “Magnetic Fields”; di Oldfield, oltre ai suoi album strumentali seguenti a “Tubular Bells” dobbiamo registrare anche dei brani cantati come “Moonlight Shadow” del 1983 e “To France” del 1984. In questi brani, in cui si notano le atmosfere tradizionali inglesi, la parte vocale é affidata alla bravissima Maggie Reilly che sarà poi protagonista di album da solista. Negli anni ’80, dunque, il pop era veramente apprezzato in tutte le sue forme: dai brani strumentali ai brani cantati, dai brani più complessi a quelli più semplici da discoteca. La qualità di questa musica pop è apprezzabile. In discoteca si ballavano brani che oltre al ritmo avevano anche un testo non banale ed erano inoltre molto melodici. In discoteca si sono ballati gruppi come i Pet Shop Boys, i Fine Young Cannibals, i Bronski Beat (autori nel 1984 della celebre “Smalltown Boy”), gruppi che piacciono anche ad un pubblico non prettamente discotecaro. Ma la parte dei leoni, in discoteca, negli anni ’80, l’hanno fatta, come sempre, gli italiani. Numerosi sono stati, infatti, gli artisti lanciati dagli autori e dai produttori d’Italia: Sandy Marton (“People From Ibiza”), Spagna (“Easy Lady”), Raf (“Self Control”), Taffy, Tom Hooker, Den Harrow (“Don’t Break My Heart”, “Mad Desire”, “Bad Boy”), Gazebo (“Masterpiece”, “I Like Chopin”, “Lunatic”), Righeira (“L’Estate Sta Finendo”, “Vamos A La Playa” e “No Tengo Dinero”). Oltre agli italiani si sono anche aggiunti bravi produttori tedeschi. Primo fra tutti Dieter Bohlen, mente e componente del duo dei “Modern Talking” insieme a Thomas Anders. Tra il 1985 e il 1988 i Modern Talking hanno venduto più di sessanta milioni di dischi in tutto il mondo e sul finire degli anni novanta hanno riavviato la loro macchina di successo. I loro più grandi successi sono: “You’re My Heart, You’re My Soul” (1985), “Cheri Cheri Lady” (1985), “Brother Louie” (1986), “Atlantis Is Calling (S.O.S. For Love)” (1986), “Geronimo’s Cadillac (1986), “Jet Airliner (1987)” e “In 100 Years” (1987). Anche I Modern Talking sono stati impegnati in produzioni esterne al gruppo: Dieter Bohlen, tra il 1988 e il 1997, ha tentato una fortunata carriera da solista sotto il nome di “Blue System” e nel 1987 ha lanciato la biondissima CC Catch della quale ricordiamo “Heaven And Hell”, “I Can Lose My Heart Tonight” e “Soul Survivor”. Un altro grande produttore protagonista in Germania del diffondersi della musica pop è Michael Cretu. Di origine rumena, Cretu, nel 1985 lancia al successo la bellissima Sandra che diventerà anche sua moglie e incide un disco da solista. Tra i successi di Sandra ricordiamo “Maria Magdalena” (1985), “Secret Land (1987)” e “Little Girl (1985)”; di Michael Cretu citiamo, invece, “Samurai” (1985) ed, in coppia con Thiers, “When Love Is The Missing Words” (1987) tratto dall’album “Belle Epoque”. Michael Cretu e Sandra, nel 1990, fondano la band degli Enigma proponendo sonorità etniche miste a canti gregoriani ma comunque di ispirazione pop. Possiamo dire che con questo eccellente esperimento gli Enigma hanno aperto la strada alla musica “new age”. Abbiamo dunque compreso quale sia stata la tendenza maggiore negli anni ’80: una musica elettronica, pop, melodica e soprattutto ben composta. Ma oltre agli artisti citati il panorama musicale di quegli anni era molto ricco. Come in ogni decennio che si rispetti vi sono i gruppi amati dalle ragazzine. A differenza di quanto accade oggi, la musica dei gruppi composti dai “belli” era comunque di grande qualità e possiamo senz’altro affermare che il fatto di essere stati etichettati come gruppi destinati ad un target molto giovane non ha giovato sulla longevità della loro carriera. I due gruppi “rivali” erano i Duran Duran e gli Spandau Ballet ma vi erano anche gli A-Ha e gli Wham capitanati da George Michael. A differenza dei loro principali colleghi, i Duran Duran, gli Spandau e gli A-Ha, non hanno mantenuto anche negli anni ’90 un successo costante e questo si spiega proprio col fatto di aver rappresentato troppo una specifica fetta di pubblico anche se non è certo colpa loro! I componenti dei Duran Duran si divertivano anche in esperienze solistiche (John Taylor, per esempio) e i loro più grandi successi sono “Wild Boys”, “Notorious”, “Save A Prayer” e così via …non possiamo certo citarli tutti. Degli Spandau possiamo ricordare “Gold”, “Trough The Barricades” e degli A-Ha la bellssima “Take On Me” ed, inoltre, “Stay On These Roads” e “The Livin Daylights” (colonna sonora dello 007 del 1987). Diverso il discorso per gli Wham; alla fine degli anni ’80 il duo formato da George Michael e da Andy Ridgeley si scioglie e il grande George inizia una gloriosa carriera da solista. Una delle cose belle degli anni ’80 è che molti artisti sono riusciti a ritagliarsi una fetta di notevole successo per poi scomparire. Le cosiddette “meteore” degli anni ’80 sono molte ma indimenticabili: con le loro canzoni, sempre in stile tecno-pop melodico, hanno elevato gli anni ’80 al rango di un decennio intramontabile. Ne ricordiamo alcune: The Twins (“Face To Face, Heart To Heart”), William Pitt (“City Lights”), Masquerade (“Guardian Angel”), Pepsi & Shirlie (“Heartache”), F.R. Davids (“Words”), Visage (“Fade To Grey”), Living In A Box (“Living In A Box”), Johnny Hates Jazz (“Shattered Dreams”). Dei Masquerade si sa che dopo il successo del 1984 diedero vita nel 1987 al progetto “Mixed Emotions” con il celebre brano “You Want Love (Maria, Maria) mentre dei Living In A Box si sa che collaborano ancora con un altro grande artista degli anni ’80: Mike Francis (sua la celebre “Survivor” del 1984 la quale fu reinterpretata in spagnolo da Belen Thomas nel 1989). Tra i grandi pezzi unici, inoltre, del decennio 80/90 non possiamo dimenticare “Live Is Life” degli Opus. Tutti questi artisti hanno reso ricco un decennio. Chi ha seguito con attenzione questa carrellata di ricordi avrà certamente notato che non ho ancora parlato di Madonna, U2, Bruce Sprengsteen, Eurytmics, considerati da molti, i veri personaggi storici degli anni ’80! E’ vero, Madonna è stata bravissima interprete di ottime canzoni ed è stata soprattutto una brava curatrice della sua immagine. Capricciosa, trasgressiva, originale, Madonna ha rappresentato moltissimo nel panorama musicale mondiale. Ricordiamo “Like A Virgin”, “Material Girl”, “Live To Tell”, “Holidays”, “Who’s That Girl?”… Il “Boss”, invece, è espressione di una musica rock, country, americana. Qui lo ricordiamo citando “Born In The USA”. Gli U2, anche loro tendenti al rock, hanno proposto pezzi unici nella storia della musica: “With Or Without You”, “Pride (In The Name Of Love)”. Di questi tre artisti ho voluto parlare di meno perché oltre ad essere ancora oggi avvolti dal successo, sono quelli maggiormente ricordati quando si parla di anni ’80. Il mio intento, in questo testo, è quello di ripercorrere sì un decennio musicale ma soprattutto di giocare con i ricordi che personaggi meno in vista e canzoni meno trasmesse oggi possono ravvivare. Due parole a parte, meritano, invece, gli Eurytmics. Annie Lennox e Dave Stewart propongono un pop elettronico e ritmato in linea con la tendenza generale del decennio anche se dobbiamo dire che gli Eurytmics debbono essere considerati fra gli ispiratori di questa tendenza e non uno dei tanti gruppi nati sull’onda di una moda. La magica “Sweet Dreams” del 1983 apre definitivamente le porte del successo alla band inglese, la quale proporrà in seguito, tra i tanti successi: “Here Comes To Rain Again” e “You Have Place Chill In My Heart”. Gli Eurytmics sospendono l’attività nei primi anni ’90 e si dedicano a fortunate carriere solistiche, pronti però a tornare in qualsiasi momento. Annie Lennox rappresentava un originale personaggio femminile ma negli anni ’80 le donne che arrivarono al successo furono molte. Oltre alle già citate Sandra e Madonna vorrei ricordare la bravissima Basia, leader femminile del trio dei Matt Bianco e l’eccentrica Cyndi Lauper. Della prima ricordo lo stile raffinato, la voce piacevole e la simpatia che traspariva dal suo modo di cantare (“Whose Side Are You On?”); della seconda ricordo volentieri il look originale e la voce squillante ed impareggiabile di “Girls Just Want To Have Fun”. Altri successi di Cyndi Lauper sono: “Time After Time” e “True Colours”. Insomma, penso che abbiate capito, che si potrebbe andare avanti quasi all’infinito a parlare di tutti gli artisti che hanno popolato gli anni ’80! Avrei potuto parlare anche di Chris Rea (“On The Beach”, “Josephine”), oppure degli australiani Men At Work (“Down Under”), del Trio (“Da Da Da”), dei Christians (“Born Again”, “Ideal World”), e così via. Il panorama internazionale era vastissimo: dalla Francia, per esempio, arrivavano saltuariamente dei successi travolgenti come “Voyage Voyage” dei Desireless, “Etienne” di Guesh Patti, “A Caus De Garcon” degli omonimi A Caus De Garcon e “C’est La Oute di Caterine Loeb. Dall’Austria, invece, è arrivato un personaggio bizzarro e originale: Falco. A soli quarantuno anni Falco è deceduto in un incidente stradale nel 1998 e, a testimonianza del calore del pubblico, i suoi brani ottengono ancora oggi un enorme successo europeo. Le sue canzoni più celebri sono “Der Kommissar” e “Rock Me Amadeus”. E in Italia? I grandi artisti in lingua italiana negli anni ‘80, unici per stile e bravura, sono stati Mango (“Australia”, “Oro”,”Lei Verrà”, “Bella D’Estate”), autore di un pop mediterraneo e di gran classe; Zucchero, più rocchettaro e stravagante (“Pippo”, “Rispetto”, “Con Le Mani”); Vasco Rossi, idolo dei giovani (“Brava Giulia”, “Vita Spericolata”, “Vado Al Massimo”, “C’è Chi Dice No”….); Antonello Venditti, romano e romantico (“Centocittà”, “Roma Capoccia”, “Giulio Cesare”….) e poi, ancora, Claudio Baglioni, Eros Ramazzotti… Ovviamente non sono stati gli unici: questi personaggi sono ancora oggi tra i più amati dal pubblico italiano. Concludo qui questa breve ma ricca carrellata di personaggi. Ho voluto citarne molti, dimenticandone involontariamente altrettanti, per rendere l’idea di un decennio sicuramente interessante e da rivalutare.

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