Friday, September 22nd, 2017

SPL80 intervista Daniela Nardi, la jazzista canadese dall’animo italiano

Published on aprile 25, 2016 by   ·   No Comments

CANTOCover_bassa (di Andrea Dasso) Recentemente su SPL80 ci siamo occupati di Canto, il nuovo album di Daniela Nardi, la jazzista canadese di origini italiane.

Proprio partendo da Canto, abbiamo così avuto modo di scambiare due parole con Daniela sulle sue origini musicali, sul suo nuovo album e su molto altro, ecco cosa ci siamo detti, buona lettura!

1.     Iniziamo partendo dai tuoi inizi: come sei arrivata nel mondo della musica e quali sono gli artisti che ti hanno influenzata maggiormente nella tua crescita musicale?
La passione per la musica è cominciata quando avevo 5 anni. Gran parte del marito va a mia madre, lei amava la musica e quando ho visto il mio primo concerto avevo solo 3 anni. A 5 anni le chiesi di prendere lezioni di pianoforte e a 14 anni scoprii una band che si chiamava The Police. A quel punto, ho cominciato scrivere canzoni e ho imparato suonare il contrabasso perché volevo essere come Sting. Progetto dopo progetto, disco dopo disco, mi trovo qui, alla scoperta del canzoniere italiano.

2.     Prima di Canto, il tuo nuovo album, hai già realizzato due album di inediti (One True Thing e The Rose Tatoo) cosa puoi raccontarci di questi due lavori?
Questi dischi sono parte del mio lavoro come cantautrice. Ho scritto tutte le canzoni e sono stata sia produttrice sia pianista. One True Thing è stato il mio primo disco, creato in pochi anni. The Rose Tattoo è stato influenzato dalla morte di mia madre, quindi è un album profondamente personale e riflessivo.

3.     Oltre ai due album di inediti, prima di Canto, avevi già realizzato un disco di cover, The Songs of Paolo Conte: quali sono le5. DanielaNardi_bassa principali differenze tra questi due dischi tributo? 
Forse il disco di Conte è più jazz mentre “Canto”, anche se ha elementi jazz, è più pop. Però le canzoni per me sono tutte ugualmente incredibili.

4.     In The Songs of Paolo Conte hai lavorato con Fausto Mesolella degli Avion Travel, come vi siete conosciuti e che ricordo hai di questa collaborazione?
Rita Marcotulli ci ha presentato quando ho registrato nel suo studio in Umbria. Fausto è una fonte di creatività, gli devo molto. Aveva tante idee sorprendenti che abbiamo seguito.

5.     Canto è un disco di cover un po’ particolare: come è nata l’idea di un disco di cover dal sapore così internazionale?
Ho ascoltato il disco di Stacey Kent dal titolo “Racconte Moi” dove ha fatto la stessa cosa: canzoni francesi, alcune del passato e alcune contemporanee. Allora ho pensato perché non possiamo fare lo stesso con le canzoni italiane? Per dimostrare che non importa quando una canzone è stata scritta, quando una canzone è grande è senza tempo

6.     Dopo Mesolella in Canto hai collaborato con il produttore Antonio Fresa, quale credi sia stato il suo contributo in Canto?
 Lavorare con Fresa non è stata solo una grande lezione,  mi rendo conto che è stato necessario. Ho imparato molto su me stessa come artista. È riuscito a cogliere degli aspetti che io non avrei mai colto in quanto troppo coinvolta nel lavoro.

7.     Riesci a descriverci Canto in 3 parole?
Bello. Eterno. Emozionante

8.     Sulla cover di Canto compare la scritta Espresso Manifesto, cosa significa?
Espresso Manifesto è il nome del mio gruppo, di questo progetto. EM è stato creato per mostrare alla gente che nella musica italiana c’è altro oltre all’opera. Generalmente, il pubblico nord americano non coglie che la musica italiana è paragonabile alla musica francese o brasiliana – la musica italiana è world music.

9.  In Canto è presente anche un brano di De Andrè che hai ricantato in inglese, come è nata questa particolare reinterpretazione?
Prima di tutto, DeAndré ha registrato una canzone di Leonard Cohen (che è canadese). DeAndré ha registrato “Suzanne” in italiano allora ho pensato facciamo una canzone di DeAndré in inglese, per restituire il favore.

10.  In Canto compare anche un inedito, Amami Ancora, cosa puoi dirci dell’unico brano “tuo” presente nel disco?
Volevo contribuire qualcosa di originale, volevo portare al canzioniere italiano il mio contributo.  È stato un modo  di onorare tutte le grandi canzoni che avevo scoperto mostrando quel che ho imparato da loro.

11.  Suoni molto spesso in Canada, il tuo Paese natale, e hai anche suonato davanti a 100mila in Indonesia, ma manchi dai palchi italiani da quasi 2 anni, pensi di proporre Canto dal vivo anche qui da noi?
Sarebbe un sogno. Vorrei veramente venire in Italia per un tour.

12.  Proiettiamoci nel futuro: chi ti piacerebbe avere ospite nel tuo prossimo album?
Sarebbe fantastico lavorare con Vinicio Capossela. Lui è veramente una grande influenza per me. Amo il suo lavoro. Spero che Dio stia ascoltando

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