Monday, December 18th, 2017

Intervista ai Babylonia, protagonisti dell’elettronica made in Italy

Published on maggio 25, 2010 by   ·   No Comments

babyloniaA 5 anni di distanza dal precedente album Later Tonight, il 2010 ha visto il prepotente ritorno sulla scena dei Babylonia, uno dei più apprezzati gruppi italiani di musica elettronica. Max (voce) e Robbie (tastiere) hanno passato gli ultimi 3 anni a lavorare sul successore di Later Tonight collaborando con un sonico come Marco Barusso, molto noto nella scena rock internazionale (Lacuna Coil e Cradle Of Filth tra i progetti a cui ha partecipato).

Il risultato non ha deluso le aspettative: Motel La Solitude (questo il titolo dell’ultimo lavoro) è un notevole passo in avanti nel processo di maturazione della band, che regala 14 tracce emozionanti ed introspettive all’insegna dell’elettronica e con venature dark che rimandano immediatamente al suono di band elettroniche di culto prima fra tutte in Depeche Mode, dimostrando che anche in un Paese con una tradizione elettronica non all’altezza di altre nazioni europee, muicisti di talento sanno regalarci emozioni anche attraverso il suono di synth e computer. Entrato nella top10 di iTunes Italia, l’album ha dimostrato di saper raccogliere l’eredità del precedente Later Tonight aggiungendoci la maturità raggiunta dal duo in questi anni (grazie anche alle numerose performance sui palchi di mezza Europa), il sound tendente al rock portato da Barusso e la genialità di melodie elettroniche che contraddistinguano la band oltre alla malinconia e particolare voce di Max. Dopo il successo del primo singolo By My Side che è stato scelto da iTunes come singolo della settimana lo scorso marzo e che ha avuto un ottimo riscontro nell’airplay radiofonico nazionale, il duo sta per lanciare un nuovo estratto dall’album e abbiamo così colto l’occasione per scambiare due chiacchiere con il vocalist del progetto, Max.
1.    Dunque Max, iniziamo subito dal titolo Motel La Solitude. Com’è nata l’idea per il titolo e a cosa si ispira? L’idea dell’hotel o del motel è comunque molto legata al mondo del rock (dagli Eagles a Vasco) vi siete ispirati per il titolo a qualche grande “hotel” del passato della musica oppure no?
Per un raro e fortuito caso, il titolo “Motel La Solitude” è nato praticamente prima del disco stesso. Questo ci ha permesso di iniziare e condurre i lavori dell’album avendo in mente una direzione piuttosto chiara.      Il motel è di fatto un luogo di transito, di solito non si rimane per oltre una notte o poco più. E’ anche però un luogo di ristoro e quindi di pausa, di meditazione, in attesa della ripresa del viaggio che si sta facendo. Questa sensazione di passaggio e di riflessione è presente in qualche modo nel mood generale del disco, sia nelle liriche che nelle atmosfere. La solitudine non necessariamente è un’emozione negativa o ancorata alla tristezza…nel nostro caso è più sinonimo di decadenza e intimità. Inoltre, siamo noi stessi rimasti affascinati dalla poesia e dall’eleganza dell’insieme delle parole “Motel La Solitude”, un insieme che  troviamo sorprendentemente evocativo…

2.    Per quest’album avete speso 3 anni per la scrittura e la release, come mai ha richiesto un periodo così lungo?
Ci riteniamo dei perfezionisti, per cui abbiamo deciso di dare il disco alle stampe solo nel momento in cui  ci siamo ritenuti davvero soddisfatti. Inoltre, la promozione di “Later Tonight” , il disco precedente, è durata più a lungo del previsto, per cui ci siamo ritrovati impegnati su più fronti fra cui la realizzazione di ben 3 videoclip e una serie di concerti in giro per le città europee. Questa mole di impegni ha inevitabilmente ritardato l’uscita del disco nuovo.

3.    Quali sono le principali differenze tra MLS e l’album precedente?
MLS è decisamente un album più organico e omogeneo rispetto al precedente nato invece più che altro come insieme di canzoni che avevamo composto in momenti diversi senza l’obiettivo di realizzare un disco intero. Credo che queste genesi diverse abbiano influenzato parecchio il risultato finale dei 2 album. Inoltre in MLS ci siamo messi in gioco molto di più, sia dal punto di vista lirico che da quello sonoro, divertendoci a non avere regole in studio, arrivando ad inserire per esempio una vera fisarmonica in un brano (“Enough Is Enough”) tra suoni industriali e voci distorte.

4.    Per MLS avete lavorato con Marco Barusso che è stato un ingegnere del suono per grandi nomi del rock, quanto ha influito il passato di Barusso sul sound del nuovo album?
Lavorare con Marco è stato un piacere, sia dal punto di vista umano che professionale. Il suo principale apporto credo sia riscontrabile nella potenza e nell’energia che ha saputo infondere nei brani, soprattutto nelle sezioni ritmiche. Assistere allo “scontro” tra il nostro mondo elettronico e quello rock di Marco è stata un’esperienza davvero interessante ed istruttiva che ha portato ad un risultato che con altri engineer inevitabilmente non avremmo mai potuto ottenere.

5.    Il vostro esordio nel music biz è stato con una major come la EMI; com’è stato passare a lavorare per un’etichetta indipendente per questa nuova release?
Decisamente la dinamicità è la rapidità nell’agire tipiche delle etichette indipendenti sono molto più vicine alle necessità di un progetto musicale come il nostro. Abbiamo il privilegio di confrontarci direttamente con le persone della nostra etichetta, la Halidon, con le quali possiamo pianificare le migliori strategie e soddisfare al meglio le nostre esigenze come band. Non sempre la grande struttura è sinonimo di situazione ideale, anzi, nel nostro caso direi che è proprio il contrario.

6.    Come primo singolo avete scelto By My Side, quali son o stati i motivi della scelta? E avete pensato o avete già passato il brano a qual che producer per realizzare dei remix?
Al termine del disco abbiamo pensato che “By My Side” potesse essere un buon biglietto da visita per presentare il nuovo lavoro. Contiene un pò tutti gli ingredienti tipici di MLS, tra cui una linea melodica orecchiabile ma non scontata, un sound elettronico ricercato e personale, e una certa ricerca  nelle liriche. Inoltre, abbiamo avuto modo di suonare questo brano in qualche concerto fatto prima dell’uscita del disco e il sorprendente riscontro immediato del pubblico ha confermato la nostra scelta. Siamo da sempre interessati e ben disposti a far remixare la nostra musica e anche per “By My Side” posso dire che ci sono lavori in corso che presto vedranno la luce.

7.    Guardando il bel booklet che avete realizzato per questo CD sembra che nel look e nelle pose vi rifacciate molto ai Depeche Mode, è solo un caso oppure i DM sono un punto di riferimento anche come stile oltre che dal punto di vista musicale per voi?
E innegabile che i Depeche Mode, così come tante altre band, siano tra i nostri principali riferimenti musicali. E’ invece la prima volta che qualcuno ci avvicina ai DM parlando della nostra immagine, cosa che troviamo piuttosto curiosa perchè non pensiamo affatto di rifarci in qualche maniera a loro che apprezziamo dal punto di vista musicale ma che tralasciamo dal punto di vista estetico.

8.    Da quali cantanti o generi musicali siete stati influenzati per scrivere le canzoni di MLS? E in generale quali pensi siano gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente come musicista?
Mi ritengo un vero onnivoro della musica. Mi piacciono le cose più diverse e lontane tra loro che, a seconda del momento della giornata e del mio mood personale, possono diventare la colonna sonora perfetta e regalarmi un universo di emozioni. Ho ascoltato parecchia musica durante la lavorazione di MLS, dall’ultimo dei Portishead a Chris Isaak, IAMX, Mylène Farmer, Nine Inch Nails, Antony And The Johnsons e tanti altri. Se dovessi citare i nomi che principalmente mi hanno influenzato come musicista direi senz’altro Morrissey, John Lennon, Martin Gore e vari autori di torch songs.

9.    Quali sono i temi principali che trattate nelle canzoni di MLS e qual è la canzone a cui sei più legato e perché?
A distanza di qualche mese dalla sua chiusura, posso dire che scrivere MLS è stato un vero e proprio viaggio catartico. Dal punto di vista lirico, MLS è un album sincero e diretto con il quale, senza rendermene troppo conto al momento, mi sono denudato molto. Nel disco si parla di rapporti interpersonali, di considerazioni sulla precarietà della vita, delle paure e delle fragilità come essere umano. Al momento, mi piacciono particolarmente “Better Days” e “Waiting For A Sun” che trovo entrambi avere, a mio gusto, la rara qualità di fondere in modo ottimale melodia, testo e sonorità. Sono canzoni in cui tutto sembra essere al posto giusto, non riuscirei ad immaginarmele diverse.

10.    Tu sei coautore di tutte le canzoni di MLS a cosa ti ispiri di solito per scrivere i testi?
La vita di ognuno di noi è già di per sè un’ottima fonte di ispirazione.

11.    Andando un po’ indietro nel tempo, come nasce il nome Babylonia e cosa rappresenta la spada che avete messo tra il nome del gruppo e quello del CD?
Originariamente volevamo un nome che fosse semplice  da ricordare e facilmente pronunciabile in qualunque lingua. Di per sè la parola Babylonia non esiste in quanto in inglese sarebbe Babylon e in italiano Babilonia. In maniera piuttosto velata e intrigante, il nome Babylonia contiene un’interessante contrasto che in qualche modo ci rappresenta : da una parte il prefisso “Baby” ci rimanda ad un mondo fanciullesco, fatto di purezza, candore e bellezza. Dall’altra parte, la città di Babilonia è la rappresentazione massica della perdizione, del peccato, della trasgressione.  Un bella contrapposizione che impersona la varietà emotiva della nostra musica. La spada posta nella copertina del disco è un monito alla costante possibilità di attaccare e di essere attaccati, un pò come succede nella vita dove lo stare in guardia è purtroppo un’esigenza.

12.    Siete considerati un’ottima live band, avete in programma date italiane per promuovere il nuovo album? Inoltre so che in passato avete aperto i concerti di molte band famose, qual è stato il momento più entusiasmante della vostra carriera live?
Proprio in queste ore stiamo definendo gli ultimi dettagli per il “Tour La Solitude 2010” che partirà il 20 febbraio a Istanbul per proseguire con 5 o 6 date in grandi città italiane e poi con qualche capitale europea.  Probabilmente, il momento live più emozionante è stata l’apertura del primo concerto italiano degli IAMX nel 2009, soprattutto in virtù della grande stima che nutriamo per questa band il cui manager, tra l’altro, ci ha richiesto personalmente come opening act. Per noi questa è stata fonte di grande orgoglio!

13.    Leggendo un po’ su internet sembra che godiate di maggior credito e successo all’estero che in Italia, è davvero così? E se sì perché pensi che band synth-pop o elettroniche sia italiane che estere facciano così fatica ad imporsi nel nostro Paese?
Nessuno è profeta in patria, almeno nel nostro caso sembra essere così. In effetti abbiamo ottenuto parecchio riscontro all’estero. Addirittura in paesi dove il nostro primo disco non era stato nemmeno pubblicato, c’è capitato di esibirci davanti ad un pubblico numeroso e accogliente che cantava a memoria le nostre canzoni! Devo anche dire però che con MLS i primi segnali dall’Italia sono parecchio incoraggianti : diversi network radiofonici importanti stanno programmando il singolo “By My Side” e la l’affetto del pubblico è tangibile, tanto che l’album è arrivato in pochi giorni dall’uscita al 9° posto della classifica generale degli album di iTunes! Non credo dipenda dal genere musicale anche se è inutile dire che la Germania o i paesi del nord e dell’est europeo sono molto più accoglienti nei confronti della musica elettronica. In ogni caso, sono convinto che se una canzone è bella, genere musicale a parte, ha il potere di arrivare al cuore delle persone e ottenere il giusto successo.

14.    Con quali artisti vi piacerebbe collaborare in futuro, sia per un duetto che a livello di produzione?
Purtroppo hanno annunciato il loro scioglimento, ma un bel sogno sarebbe arrivare a collaborare con gli A-ha, per i quali nutriamo un amore profondo. Anche un duetto con Mylène Farmer sarebbe una meravigliosa esperienza!

15.    Chiudiamo con una domanda personale: c’è un verso di una tua canzone che pensi ti descriva bene o in cui ti puoi identificare?
“Inspired, but I feel old…how many lives have I lived?” tratta da “Waiting For A Sun”.

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