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I’m Not Bossy, I’m the Boss: la recensione di spl8o del nuovo album di Sinéad O’Connor

Published on novembre 2, 2014 by   ·   No Comments

Sinead_2014A Sinéad O’Connor sono serviti soltanto 2 anni (pochissimo se si pensa alle vicissitudini personali accadutele nel frattempo) per tornare alla ribalata con un nuovo disco di inediti. Dopo How About I Be Me (And You Be You)? del 2012, il 2014 ha visto il talento irlandese proporre al pubblico un nuovo lavoro: I’m Not Bossy, I’m the Boss.

Si tratta di un disco di 13 canzoni (scritte tutte dalla O’Connor, 2 da sola, le altre in collaborazione) prodotto dall’ex marito della cantante (John Reynolds, già al lavoro con Damien Rice, Andrea Corr, Belinda Carlisle e Brian Eno), che segue il solco tracciato dal precedente lavoro che aveva visto il ritorno di Sinéad alla forma migliore. L’album avrebbe dovuto chiamarsi The Vishnu Room, ma poco prima dell’uscita, il suo nome è stato cambiato nell’attuale per supportare l’omonima campagna contro la discriminazione femminile, del resto l’impegno sociale è sempre stato uno dei pilasti della trentennale carriera di Sinéad.

Il suo nuovo album comprende 12 brani:

1.     “How About I Be Me (and You Be You)”
2.     “Dense Water Deeper Down”
3.     “Kisses Like Mine”
4.     “Your Green Jacket”
5.     “The Vishnu Room”
6.     “The Voice of My Doctor”
7.     “Harbour”
8.     “James Brown (with Seun Kuti)”
9.     “8 Good Reasons”
10.     “Take Me to Church”
11.     “Where Have You Been?”
12.     “Streetcars”

COVERMAXYX;1400833839620165;SinadOConnor1400833839620165.jpg;220;220Si tratta di un lavoro ben amalgamato in cui pezzi rock si affiancano a ballate romantiche. Quello che si percepisce dall’ascolto è una Sinéad meno arrabbiata del passato ( i pezzi aggressivi sono decisamente la minoranza), più serena o comunque in cerca di una maggiore serenità (ed è in questo senso che va interpretato l’intenso testo di Take Me To The Curch, il primo singolo estratto).

Curiosamente il disco inizia con un pezzo che porta il nome del disco precedente ed è una dichiarazione del bisogno che l’artista ha di ricevere amore anche perché lei è una leonessa che si è sempre presa cura di tutti e ha bisogno di un uomo al suo fianco che le parli d’amore e l’aiuti ad essere forte, pezzo emblematico della forza ma allo stesso tempo della debolezza che hanno pervaso la vita di Sinéad. Una storia d’amore finita male (il brano si chiude con un chiaro he’s the only love I miss) è il tema della successiva Dense Water Deeper Down, una ballata rock caratterizzata da una chitarra graffiante. Proseguendo nell’ascolto del disco, non si può non soffermarsi sulla delicata The Vishnu Room, che soprattutto nella prima parte è una sorta di elegia raccontata dalla soave voce di Sinéad,  un ode al proprio uomo ( My delight Is to be with you in the night). Spazio poi ai pezzi più rock del disco: The Voice Of My Doctor (storia di un amore infede) ed Harbour, dove si parla di una donna che ha perso il suo grande amore e che nella sua vita ha combattuto per qualcosa in cui credeva facendo però la fine di Donchisciotte (She fought for something holy… Found only the dreams of Don Quixote). Passata la suadente James Brown, contraddistinta dal sax di Seun Kuti, si arriva al secondo singolo estratto dall’album 8 Good Reasons: la cantante ha 8 ragioni per restare nonostante non le piaccia molto la vita e un’esistenza non semplice con pochi veri legami e tante difficoltà (“tutti vogliono qualcosa da me, raramente vogliono solo conoscermi sono diventata l’estranea che nessuno vede, vetri tagliati su cui sono passata sulle ginocchia”).

Si passa poi al primo singolo, Take Me To The Curch, uno sguardo disincantato su un passato fatto di battaglie e amori finiti da parte di chi ne ha passate tante ma ora sta cercando di trovare pace e serenità. Inutile dire che un brano così graffiante e con un testo così significativo non poteva che essere tra i migliori dell’album.

Sinead_O_Connor_photo_by_Donal_Moloney2Where Have You Been è invece un pezzo di puro pop irlandese, introdotto solo da voce e chitarra, che sembra parlare dei vari momenti bui in cui la cantante è passata nel corso della sua vita, emblematico è infatti la parte del testo che dice “I saw darkness where I should have seen light And it wasn’t the beautiful darkness of night But a thing of a kind that would cause a fright I saw darkness where I should have seen light”, ma sia l’uso dei tempi verbali al passato sia il ritmo della canzone lasciano capire che il peggio è ormai alle spalle.

L’album si chiude con un altro pezzo (Streetcars) dove è solo la splendida voce di Sinéad: l’accompagnamento musicale è minimo, ma la voce dell’artista irlandese è uno strumento più che capace a gestire l’intero brano, un’altra riflessione sull’amore che comprende anche riferimenti alla sua vecchia vita di coppia.

Qui si chiude I’m Not Bossy I’m The Boos ma l’edizione deluxe dell’album prosegue con altri 3 brani (“How Nice a Woman Can Be”, “Make a Fool Of Me All Night” e “Little Story”).

In conclusione il nuovo album di Sinéad O’Connor si segnala come la degna prosecuzione di un percorso iniziato con il precedente disco, un album attraverso il quale in cui un’artista segnata da tanto dolore e tante battaglie nella sua vita sta finalmente trovando pace e serenità. Un lavoro all’altezza della carriera di una cantante che ha fatto dell’impegno sociale e della qualità della propria musica il proprio marchio di fabbrica e che con questo lavoro si dimostra ancora una volta una delle migliori artiste della scena pop-rock contemporanea. C’è poco da fare la boss del rock è sempre Sinéad!

Giudizio: 7/10

Da scaricare: How About I Be Me (and You Be You, Take Me To The Curch, 8 Good Reasons, Where Have You Been?

Andrea Dasso

 

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