Sunday, January 24th, 2021

Intervista a Cristallo, che ci svela il suo Piano B

Published on Dicembre 18, 2020 by   ·   No Comments

(di Andrea Dasso) Sempre attenti a monitorare le migliori proposte emergenti del panorama italiano, qualche settimana fa noi di SPL80 vi avevamo presentato il nuovo lavoro di Cristallo (i più distratti possono recuperare qui). Incuriositi, abbiamo cercato di saperne di più sul suo nuovo EP e sulla sua storia, ecco cosa ci ha raccontato Cristallo, buona lettura!

Iniziamo dal tuo nome d’arte, Cristallo, come lo hai scelto?

Mi piace pensare che susciti un’idea di trasparenza, che resti l’ambiguità tra materia vetrosa e pietra dura.
Hai appena realizzato il tuo nuovo EP “Piano B”, descrivicelo in 3 parole…
Introspettivo, fluido, interrogativo.
Quali sono i temi che affronti in Piano B?
Il tema portante è la relazione. In “Casa di vetro” è relazione con ciò che ci circonda, in “Cosa c’è” con qualcuno che ha paura della nostra diversità. Nelle altre tracce la relazione è con qualcuno a cui teniamo, forse un partner.
Il tuo nuovo EP è formato da 5 brani. Qual è il brano che, in assoluto, ti ha resa più soddisfatta dell’intera produzione? E perché ? 
Posso dirtene due. “Casa di vetro”, registrato al Bluemoon studio, ha un arrangiamento complesso e sofisticato che si sposa con un testo che parla dell’immaginarsi ciò che è distante da noi. E “Dei due”, registrato da Edac studio, nella semplicità del synth iniziale giunge a un sound molto ballabile. Sono due pezzi agli antipodi che però hanno una grande forza.
L’EP Piano B è il tuo primo lavoro interamente in italiano. Come è avvenuto il passaggio dal cantare e scrivere in inglese all’italiano?
È stato un passaggio faticoso ma necessario. Scrivere in una lingua che non fosse la mia ormai mi sembrava un bluff e anche se all’inizio si è trattato di un vero trauma, non tornerei mai indietro.
Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente nella tua carriera?
Questa domanda è assai complessa. Volendo evitare lunghi elenchi, ti dico i primi che mi vengono in mente: Billie Holiday, i Low, i Beach House, Pj Harvey.
Da “insider” come vedete la scena indie italiana? Ci sono locali e spazi per le band che vogliono fare “musica in proprio” o predominano le cover band?
Le cover band cominciano a rappresentare il male nel momento in cui a suonarci sono musicisti che hanno superato la maggiore età, dal mio punto di vista. Per fortuna l’Italia sta vivendo un momento di grande ritorno alla musica indipendente e di conseguenza i locali si sono adeguati alla richiesta crescente. Dopo questo difficile 2020 spero che queste piccole realtà abbiano trovato il modo di resistere.
Proiettiamoci nel futuro: chi ti piacerebbe avere ospite nel tuo prossimo album?
Il pappagallo di Iggy Pop.

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